Mi chiamo Marco Bortolussi, ho 49 anni e lavoro mezzo ettaro appena fuori Castelfranco Veneto, sullo stesso terreno che era di mio padre. L'ho preso in mano a diciannove anni e da allora non ho smesso.

Il terreno arrivò con un orto già scavato nell'argilla, una fila di siepi lasciate crescere lungo il confine e, in fondo a un capanno che cadeva a pezzi, il decespugliatore di mio padre: ammaccato, e con quell'odore di miscela che non se ne va più. Lo uso ancora. Ho rifatto il carburatore due volte e cambiato la testina più volte di quante ne ricordi, e non ho mai pensato seriamente di mandarlo in pensione. Parte al secondo strappo, sempre. Non vedo perché dovrei fidarmi di più di uno nuovo.
Quella testardaggine è più o meno il motivo per cui questo sito esiste. La seconda metà del motivo è che quasi tutto quello che leggo sul giardinaggio spiega un metodo e si dimentica di dire il mese, che è la parte che decide il risultato.
Il mese prima del metodo
Se questo sito ha una tesi, è questa: quasi tutti i problemi di un giardino sono problemi di tempo o di terra, quasi mai di prodotto. Un'ortensia potata nel mese sbagliato non fiorisce, e non c'è concime che rimedi. Un prato seminato ad agosto si perde, e non è colpa del seme.
La potatura delle rose, per dire: fine gennaio, con una finestra secondaria a fine autunno nelle zone più miti. Questa fascia la trovi in cima a ogni pagina che parla di quando fare qualcosa.
Quello che ho in mano
Ho il patentino per la motosega, preso a trent'anni dopo che il ramo tagliato male da un vicino per poco non finiva su una macchina parcheggiata, e da allora sono quello che in paese chiamano quando il temporale butta un ramo di traverso a un vialetto. Il tagliasiepi l'ho comprato l'anno in cui mi sono sposato. Di tagliaerba a scoppio ne ho consumati due sugli stessi 400 metri quadri di prato, ogni settimana da aprile a ottobre.
La motozappa non ce l'ho. La noleggio ogni primavera dalla cooperativa agricola in paese, giro l'orto in un pomeriggio e la riporto. Una volta l'anno non giustifica il posto in capanno, ed è esattamente il tipo di conto che qui provo a fare insieme a chi legge, invece di spingere un altro acquisto.
L'impianto a goccia lungo le file dell'orto l'ho messo giù io in un fine settimana di luglio, dopo l'ennesima estate passata a trascinare il tubo avanti e indietro sui soliti quindici metri. La compostiera nell'angolo in fondo è più vecchia del mio figlio minore. La cosa più recente che ho comprato è un soffiatore a batteria, preso soprattutto per curiosità: volevo capire se la batteria avesse davvero raggiunto lo scoppio con cui sono cresciuto. L'aveva raggiunto.
Sul robot tagliaerba sono ancora indeciso, e lo scrivo perché è più utile di una raccomandazione: non ho capito se mi farebbe risparmiare tempo o se mi toglierebbe l'unica ora a settimana che non mi dispiace perdere.
Le aiuole davanti al cancello sono progetto di mia moglie e io ci metto le mani solo per costruire i bordi rialzati che mi chiede e per bagnare i vasi in terrazza quando lei non c'è. La serra piccola dietro casa l'ho tirata su due estati fa con legname avanzato e fogli di policarbonato, soprattutto per anticipare le semine sul rischio dell'ultima gelata.
I giardini
Fuori dal mio pezzo di terra tengo una lista di giardini che voglio vedere. Ai giardini di Villa Pisani a Stra ci sono stato più volte di quante ne ricordi: è vicino abbastanza per una domenica pomeriggio e non mi stanca mai. All'Orto Botanico di Padova sono arrivato l'anno scorso e voglio tornarci in un'altra stagione. IlGiardino di Ninfa, giù nel Lazio, è quello che dico di andare a vedere «l'anno prossimo» da diversi anni prossimi: è un viaggio programmato, non ancora un ricordo, e sulla pagina è scritto così.
Le pagine dei giardini che ho visto le scrivo in prima persona, con la data. Quelle dei giardini dove non sono ancora stato le scrivo come ricerca, e si vede dalla prima riga quale delle due stai leggendo.
Di cosa non scrivo
Questa è la parte che conta più dell'elenco degli attrezzi, perché è quella che dice quanto puoi fidarti del resto.
- Dosi di prodotti. Non trovi qui quanti millilitri in quanti litri, per nessun prodotto fitosanitario o antiparassitario. Sta sull'etichetta, che è un documento con valore legale, e al consorzio agrario te la leggono insieme. Qui trovi che cos'è un afide, quando arriva e quali categorie di prodotto sono ammesse.
- Tecnica di taglio con la motosega. Ho il patentino e proprio per questo so che la sequenza di un taglio non si impara leggendo. Sul sito trovo spazio per il patentino, per le classi di protezione dei pantaloni antitaglio e per gli angoli di affilatura come dato tecnico; il taglio no.
- Lavori in altezza. Sopra la testa si chiama un potatore. Ho la scala, ho l'attrezzo e continuo a chiamarlo.
- Riconoscimento di piante commestibili o funghi. Non è il mio campo, la raccolta è regolata per permesso regionale, e l'errore lo paga chi legge.
Su tutto il resto scrivo quello che ho fatto, con il mese in cui l'ho fatto. Ho cominciato questo sito per mettere per iscritto cosa mi hanno insegnato trent'anni di prove, errori e qualche sbaglio davvero stupido: soprattutto perché i miei figli abbiano dove andarlo a cercare quando non ci sarò più a farmelo chiedere.
