Il seme non legge il calendario. Legge la temperatura del terreno, che nella stessa settimana di marzo può essere di sei gradi in una primavera e di dodici in un'altra. Le finestre qui sotto sono la media di un anno normale al nord: se la primavera è fredda, si aspetta, e aspettare dieci giorni costa molto meno che riseminare tutto.
Quando si semina cosa
| Cosa | Finestra | Dove | Nota |
|---|---|---|---|
| Papaveri | Ottobre a novembre, oppure marzo | In posto | Non sopportano il trapianto. Seme minuto: si preme, non si copre |
| Prato | Settembre, seconda scelta aprile | In posto | Settembre vince su tutto: terreno caldo e poche infestanti |
| Piselli | Febbraio a marzo, e ottobre al sud | In posto | Sopporta il freddo, teme il caldo |
| Fagioli e fagiolini | Da maggio, a terreno caldo | In posto | Sotto i 12 gradi di terreno marciscono invece di nascere |
| Patate | Marzo ad aprile | In posto | Tuberi, non semi: si mettono a spicchi con la gemma in su |
| Cipolle | Da seme in autunno, da bulbilli in febbraio marzo | In posto | Due tecniche diverse con due calendari diversi |
| Prezzemolo | Marzo a settembre | In posto | Lentissimo a nascere, anche tre settimane |
| Pomodori | Febbraio a marzo | Semenzaio | Si trapiantano dopo l'ultima gelata, non prima |
| Fragole | Da seme in gennaio febbraio | Semenzaio | Quasi tutti partono da piantine, ed è ragionevole |
| Fiori annuali da aiuola | Marzo ad aprile | Semenzaio o posto | Si anticipa al riparo per fiorire a giugno |
Aggiornata ad agosto 2026, per il nord Italia. Dieci righe, non un manuale di orticoltura. Le finestre si spostano avanti di due o tre settimane salendo di quota e indietro altrettanto scendendo di latitudine.
In piena terra o in semenzaio
Il semenzaio serve a rubare sei settimane all'inverno. Semini al riparo mentre fuori fa ancora freddo, e trapianti quando il rischio di gelata è passato. Costa lavoro in più e il trapianto è un passaggio in cui si perde qualcosa.
Ha senso per le piante che tollerano il trapianto e che hanno bisogno di una stagione lunga: pomodori, peperoni, melanzane, la maggior parte dei fiori da aiuola.
Non ha senso per le piante con radice a fittone, che il trapianto lo pagano caro: carote, ravanelli, papaveri, e in generale tutto quello che manda giù una radice dritta.
Il semenzaio è una cassetta bassa con terriccio fine e drenante, semi appena coperti, e umidità costante senza ristagno. La parte difficile non è farlo: è ricordarsi di indurire le piantine esponendole gradualmente prima del trapianto, che è il passaggio che quasi tutti saltano e che spiega metà delle piantine perse nei tre giorni dopo.
I papaveri, che cerca più gente di qualunque altra cosa
Di tutte le semine, in Italia il papavero è quella più cercata, più della parola semina stessa, ed è un dato che non ti aspetti finché non lo guardi.
Ha senso: il papavero è la pianta da prato fiorito per eccellenza, il seme costa pochissimo, e l'idea di buttare una manciata di semi e ritrovarsi un campo rosso è la promessa più attraente che esista in giardino.
Le due cose che la fanno fallire sono note. Il seme è minutissimo e va premuto sul terreno, non interrato: coperto da un centimetro di terra non nasce. E il papavero non si trapianta, quindi va seminato dove deve stare, in autunno o a fine inverno, direttamente in posto.
Fiori, ortaggi, prato
Tre calendari che si somigliano ma seguono logiche diverse.
I fiori seguono la fioritura che vuoi: seminando in semenzaio a marzo fiorisci a giugno, seminando in posto ad aprile fiorisci a luglio.
Gli ortaggi seguono la temperatura del terreno e la lunghezza della stagione che resta.
Il prato ha un unico vero appuntamento, ed è settembre.
Quando dalla semina dipende un raccolto e non una soddisfazione, i riferimenti tecnici italiani arrivano dal CREA Orticoltura e Florovivaismo, che su quattro sedi fa ricerca di innovazione agronomica e difesa ecocompatibile su specie orticole, aromatiche e floricole, in pieno campo e sotto serra.
Per le colture agrarie vere, cioè quando dalla semina dipende un raccolto e non una soddisfazione, i riferimenti tecnici in Italia li pubblica il CREA, l'ente pubblico di ricerca agricola italiano che lavora sotto il Ministero dell'agricoltura.
La fase lunare
La tradizione italiana lega la semina alla luna, come la potatura: si semina in crescente quello che dà frutto sopra terra e in calante quello che va sotto, con variazioni da regione a regione e da nonno a nonno.
Su questo sito la luna è descritta per quello che dice, senza affermare che funzioni. Ha una sua pagina, con la stessa cautela e più spazio, perché è un pezzo di cultura contadina italiana che vale la pena raccontare bene invece di liquidare o di vendere.

