Castelfranco Veneto (TV), Italia

Mezzo ettaro, da trent'anni

Scritto da Marco Bortolussi

Terra e Forbici

Calendario

Semina: in che mese va giù cosa

Un semenzaio di legno con terriccio fine e semi appena sparsi in superficie, dentro una serra
Due o tre volte la dimensione del seme, non di più. Seminare troppo profondo è il motivo per cui non nasce niente.

Il seme non legge il calendario. Legge la temperatura del terreno, che nella stessa settimana di marzo può essere di sei gradi in una primavera e di dodici in un'altra. Le finestre qui sotto sono la media di un anno normale al nord: se la primavera è fredda, si aspetta, e aspettare dieci giorni costa molto meno che riseminare tutto.

Quando si semina cosa

CosaFinestraDoveNota
PapaveriOttobre a novembre, oppure marzoIn postoNon sopportano il trapianto. Seme minuto: si preme, non si copre
PratoSettembre, seconda scelta aprileIn postoSettembre vince su tutto: terreno caldo e poche infestanti
PiselliFebbraio a marzo, e ottobre al sudIn postoSopporta il freddo, teme il caldo
Fagioli e fagioliniDa maggio, a terreno caldoIn postoSotto i 12 gradi di terreno marciscono invece di nascere
PatateMarzo ad aprileIn postoTuberi, non semi: si mettono a spicchi con la gemma in su
CipolleDa seme in autunno, da bulbilli in febbraio marzoIn postoDue tecniche diverse con due calendari diversi
PrezzemoloMarzo a settembreIn postoLentissimo a nascere, anche tre settimane
PomodoriFebbraio a marzoSemenzaioSi trapiantano dopo l'ultima gelata, non prima
FragoleDa seme in gennaio febbraioSemenzaioQuasi tutti partono da piantine, ed è ragionevole
Fiori annuali da aiuolaMarzo ad aprileSemenzaio o postoSi anticipa al riparo per fiorire a giugno

Aggiornata ad agosto 2026, per il nord Italia. Dieci righe, non un manuale di orticoltura. Le finestre si spostano avanti di due o tre settimane salendo di quota e indietro altrettanto scendendo di latitudine.

In piena terra o in semenzaio

Il semenzaio serve a rubare sei settimane all'inverno. Semini al riparo mentre fuori fa ancora freddo, e trapianti quando il rischio di gelata è passato. Costa lavoro in più e il trapianto è un passaggio in cui si perde qualcosa.

Ha senso per le piante che tollerano il trapianto e che hanno bisogno di una stagione lunga: pomodori, peperoni, melanzane, la maggior parte dei fiori da aiuola.

Non ha senso per le piante con radice a fittone, che il trapianto lo pagano caro: carote, ravanelli, papaveri, e in generale tutto quello che manda giù una radice dritta.

Il semenzaio è una cassetta bassa con terriccio fine e drenante, semi appena coperti, e umidità costante senza ristagno. La parte difficile non è farlo: è ricordarsi di indurire le piantine esponendole gradualmente prima del trapianto, che è il passaggio che quasi tutti saltano e che spiega metà delle piantine perse nei tre giorni dopo.

I papaveri, che cerca più gente di qualunque altra cosa

Di tutte le semine, in Italia il papavero è quella più cercata, più della parola semina stessa, ed è un dato che non ti aspetti finché non lo guardi.

Ha senso: il papavero è la pianta da prato fiorito per eccellenza, il seme costa pochissimo, e l'idea di buttare una manciata di semi e ritrovarsi un campo rosso è la promessa più attraente che esista in giardino.

Le due cose che la fanno fallire sono note. Il seme è minutissimo e va premuto sul terreno, non interrato: coperto da un centimetro di terra non nasce. E il papavero non si trapianta, quindi va seminato dove deve stare, in autunno o a fine inverno, direttamente in posto.

Fiori, ortaggi, prato

Tre calendari che si somigliano ma seguono logiche diverse.

I fiori seguono la fioritura che vuoi: seminando in semenzaio a marzo fiorisci a giugno, seminando in posto ad aprile fiorisci a luglio.

Gli ortaggi seguono la temperatura del terreno e la lunghezza della stagione che resta.

Il prato ha un unico vero appuntamento, ed è settembre.

Quando dalla semina dipende un raccolto e non una soddisfazione, i riferimenti tecnici italiani arrivano dal CREA Orticoltura e Florovivaismo, che su quattro sedi fa ricerca di innovazione agronomica e difesa ecocompatibile su specie orticole, aromatiche e floricole, in pieno campo e sotto serra.

Per le colture agrarie vere, cioè quando dalla semina dipende un raccolto e non una soddisfazione, i riferimenti tecnici in Italia li pubblica il CREA, l'ente pubblico di ricerca agricola italiano che lavora sotto il Ministero dell'agricoltura.

La fase lunare

La tradizione italiana lega la semina alla luna, come la potatura: si semina in crescente quello che dà frutto sopra terra e in calante quello che va sotto, con variazioni da regione a regione e da nonno a nonno.

Su questo sito la luna è descritta per quello che dice, senza affermare che funzioni. Ha una sua pagina, con la stessa cautela e più spazio, perché è un pezzo di cultura contadina italiana che vale la pena raccontare bene invece di liquidare o di vendere.

Domande frequenti

Dipende da quanto la pianta sopporta il trapianto. Radici a fittone come carote, ravanelli e papaveri vanno seminate dove resteranno, perché spostarle le rovina. Pomodori, peperoni e la maggior parte delle piante da fiore si avvantaggiano del semenzaio, che permette di anticipare di sei settimane al riparo.

La regola pratica è due o tre volte la dimensione del seme. Un seme grosso come un fagiolo va a un paio di centimetri, un seme minuto come quello del papavero resta praticamente in superficie e va solo premuto. Seminare troppo profondo è la causa più comune di semi che non nascono.

Le tre cause frequenti, in ordine: troppo profondi, terreno che si asciuga fra un'annaffiatura e l'altra, temperatura del terreno ancora bassa. Il seme non guarda il calendario, guarda i gradi che ha attorno, e in marzo freddo può restare fermo per settimane senza essere morto.

La tradizione contadina italiana dice di sì e i calendari lunari si stampano ancora. Qui viene descritta come tradizione, senza sostenere che funzioni: la temperatura del terreno, l'umidità e la profondità spiegano già la quasi totalità di quello che si vede nascere o non nascere.